Riparazione orologio da tasca Zenith – Storia dell’orologio dell’alpino Pietro

La riparazione di un antico orologio da tasca Zenith ci rivela una bella storia del passato

Storia raccontata dal Sig. Campitelli, figlio dell’Alpino Pietro Campitelli
“L’orologio da taschino, marca Zenith, che sta sul mio comodino, è stato regalato a mio padre, abruzzese della classe 1893, per la sua Prima Comunione credo dal suo nonno materno. Stiamo parlando quindi del 1902, circa. Tenuto in gran conto (per l’epoca e le condizioni economiche era un gran regalo) fu da lui portato in guerra, la Prima Guerra Mondiale, Alpino Pietro Campitelli, 7° Reggimento Alpini, Battaglione Val Cismon, 264a Compagnia.”
Orologio Zenith da tasca

“Una breve nota: in tempo di guerra, ogni battaglione alpino del tempo di pace si doveva triplicare. Oltre al battaglione originario, cosiddetto “di linea” che in genere portava il nome di una città, erano previsti altri due battaglioni, il secondo con il nome di una valle, formato da anziani e terze categorie, che avrebbero dovuto servire in seconda linea, cioè i cosiddetti “territoriali” e il terzo formato dalle giovani e giovanissime leve, i “bocia”, che successivamente sarebbero dovuti passare al battaglione di linea, dopo un periodo trascorso non nei punti più caldi del fronte.

Mio padre, unico sostentamento di sua madre e quindi di “terza categoria” fu quindi assegnato al Battaglione Val Cismon, derivato dal “Feltre”, da cui veniva anche il “Monte Pavione” dei “bocia”. In realtà, sin dall’inizio della guerra tutte queste distinzioni scomparvero e indistintamente tutti i battaglioni alpini, “Città”, “Valli” e “Monti” furono gettati insieme nella tremenda fornace.

Il Battaglione Val Cismon, composto da veneti con un robusto innesco di abruzzesi, fece una guerra piena di prima linea sin dal primo momento, ricevendo parecchie onorificenze e medaglie e soffrendo molte perdite; anche l’alpino Pietro (sergente maggiore trombettiere, capo della fanfara, alla fine della guerra) ricevette una Croce di Guerra per aver posto in salvo un ufficiale ferito durante un’azione, oltre a quella che tutti i combattenti ancora vivi ricevettero il 4 novembre 1918.

Fu una guerra tremenda: raccontava papà che di quei circa 1000 che iniziarono con lui il 24 maggio 1915, solo 3 tornarono indietro intatti o non prigionieri alla fine della guerra, tra cui lui stesso, anche se aveva riportato un congelamento ad un piede che gli dette fastidio per tutta la vita. Il congelamento avvenne durante una notte di vedetta sul Lagorai, a quasi 3000 metri di quota, d’inverno, a 30 gradi sotto zero, senza potersi muovere perché sotto tiro nemico. A suo dire, salvò il piede perché dovette scendere a valle a piedi, dai 3000 metri, per andare in ospedale ed il movimento fece riprendere la circolazione.
Suo commilitone (e successivamente suo cliente e grande amico) era stato il famoso, elegantissimo con il suo monocolo, giornalista e scrittore Paolo Monelli, autore del libro “Le scarpe al sole” proprio sul battaglione Val Cismon in cui era sottotenente nella 265a Compagnia.

Eccolo mio padre a circa 23 anni in divisa (con baffi per l’occasione marziale).
Alpino PietroComunque, tornando all’orologio, nel giugno 1915 il Battaglione Val Cismon avanzò e, dopo aver occupato Fiera di Primiero, si spinse verso la catena del Lagorai, formidabile baluardo in direzione della Val di Fiemme, alto, selvaggio e desolato, senza strade di comunicazione, oggi Parco Nazionale.

Nella fase iniziale dell’avanzata ci furono scontri di pattuglie in avanscoperta e, durante uno di questi scontri sul Col di S. Giovanni il 2 agosto 1915, l’alpino Pietro durante la sparatoria perse il suo amato orologio, come si accorse ritornato alla sua base molto più indietro, fortunatamente salvo.

Più di un mese dopo fu dato l’ordine di avanzare in forze e il Battaglione prima occupò il 17 settembre un posto avanzato sul Colle e poi completò la conquista di questo punto strategico dominante il Passo Cinque Croci (vedi foto), per mezzo di un attacco finale e sanguinoso portato il 18 ottobre 1915 dalla 264a compagnia, di cui, come detto, faceva parte Pietro. Questo secondo la storia del Battaglione che ho consultato su Internet.”

Vista dalla cima del Col S. Giovanni oggi
Col San Giovanni

“… Conquistato noi il Colle, io fortunatamente ancora vivo e intatto, riconobbi il posto dove ero stato più di due mesi prima di pattuglia, guardai distrattamente per terra e vidi brillare qualcosa: era il mio orologio! Ricaricato, funzionò regolarmente e ancora funziona..” diceva con orgoglio papà, mostrandolo e mostrando l’iscrizione che poi aveva graffiato sul rovescio della chiusura e che ancora si legge perfettamente:

2 – 8 – 915
18 – 10 – 915
Col di S. Giovanni
(TRENTINO)

Dopo la sua morte nel 1961, l’orologio divenne preda e giocattolo dei miei nipoti gemelli, allora decenni, e scomparve dalla vista anche a causa di numerosi traslochi.

Dopo tanti anni ho ritrovato lo Zenith in fondo ad una scatola in cantina, tutto annerito, senza una lancetta, senza vetro e, soprattutto, con il perno della molla e l’asse rotti. L’ho portato a riparare, l’orologiaio, il sig. Raggi, che amorosamente lo ha riparato e rifatto funzionare, si è appassionato a questa storia e mi ha chiesto questo breve appunto.

Ora l’orologio Zenith sta lì, fieramente, sul mio comodino, appeso al suo espositore e sta ancora funzionando regolarmente, dopo più di cento anni e due mesi sotto la pioggia, neve e fango dell’alta quota.

L’Orologiaio Raggi
Alessandro Raggi

PS: Ringrazio personalmente il Sig. Campitelli per avermi fornito il materiale relativo a questa bella e affascinante storia.

Clicca sul link per tornare alla pagina LAVORI

3 Comments

  1. Complimenti per l’affascinante storia.
    Un bel modo per coniugare al contempo l’affetto verso un oggetto antico e quello nei confronti delle persone care che l’hanno posseduto.

    Reply
  2. Emozionante racconto, intriso di storia, affetti e ricordi indelebili… dei quali il bel orologio è persistente testimone… complimenti!!!

    Reply
  3. Racconto sincero, vero ed emozionante che fa rivivere momenti tristi ed intensi che toccano profondamente l’animo umano per la semplicità dei fatti che invece esprimono una profondità struggente.
    BE

    Reply

Submit a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>